LE ORIGINI DEL PRESEPE

Il Presepe è da sempre considerato la tradizione più tipica del Natale, riproducendone, appunto, la sua scena più significativa, la Natività. L’espressione «presepio» deriva dal latino «praesepium» vale a dire «greppia», «mangiatoia»; richiama comunque un luogo compreso in un recinto. Si tratta di una liturgia molto antica che vede le sue radici nei culto dei Lari, divinità della mitologia romana, i protettori del podere e della casa (probabilmente gli antenati benemeriti della famiglia, avendone accresciuto il patrimonio o il prestigio). I più celebri erano i Lares familiares, i quali rappresentavano gli antenati. L’avo veniva raffigurato con una statuetta, di terracotta, di legno o di cera, chiamata sigillum (segno, immagine). Più tardi, dalle antiche rappresentazioni sacre svolte durante le feste natalizie, Francesco d’Assisi avrebbe tratto l’idea del presepe, realizzandolo per primo, in un bosco presso Greccio, nel Natale del 1223. Il più antico presepio di statue a noi conservato, seppure parzialmente, è nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma che, vantando anche le reliquie della Sacra Culla, fu detta «ad praesepe»: fu scolpito da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292, ed è preceduto nell’arte italiana dalla Natività di Nicola Pisano, alla quale doveva dare valore illusorio la riproduzione della grotta di Betlemme.
La tradizione del Presepe è celebre e diffusa in tutto il mondo, e, fatti salvi i costituenti proverbiali, ogni popolo ritrae Gesù e la Natività in modo differente: avremo un Gesù cinese con gli occhi a mandorla, un Gesù eschimese nato in un igloo, un Gesù africano con la pelle color ebano; nei presepi eseguiti sulle montagne del Sud America, a riscaldare Gesù, al posto del bue e dell’asinello, compariranno due lama. In Italia, il presepio narra dei caratteri distintivi delle varie zone in cui è messo in scena: quello genovese si compie con pastori in legno, quello napoletano si distingue per i pastori in terracotta, quello pugliese adopera la cartapesta per realizzare il prodotto finito, quello siciliano è conseguito con l’aggiunta di prodotti locali come rami d’arancio e di mandarino, e vi si impiegano differenti materiali come corallo, madreperla ed alabastro, tutti tradizionalmente siciliani.

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