LA MANGIATORIA

Il Presepe napoletano è anche una grande e vera rappresentazione della nostra cultura alimentare, dei nostri gusti, del bere e mangiar bene. Potrebbe diventare un testimonial unico per promuovere i prodotti tipici della nostra regione. Perché in quelle scene sono immortalate le nostre specialità alimentari, le produzioni tradizionali. In nessuna opera dell’uomo, come nel Presepe napoletano, è così tangibile questo stretto connubio tra arte e tradizione popolare, tra artigianato d’autore e prodotti della terra. (Andrea Cozzolino, già Assessore Regionale all’Agricoltura)

Le statuine, o figurine che dir si voglia, affascinano, coinvolgono, raccontano modi di vivere, di gioire, di mangiare.
Mangiatoria, il mangiare detto scherzosamente, il mangiare per devozione, il mangiare che va oltre il bisogno, il mangiare emblema di Arte, il fine e l’oggetto di un’azione, quando si pensa al cibo non solo come cosa o materia, ma come prassi. Un concreto bisogno di nutrimento, un’agognata pratica quotidiana, che nella vicinanza delle festività natalizie diventa rituale, l’essenza stessa del Natale: e non è un caso che lì nei pressi della Mangiatoia, lì dove prende vita il pane dei cristiani, il cibo, ma quello spirituale, non è un caso che proprio lì vada in scena la Mangiatoria, la devozione e la fede, poi tradizione, dei ‘pastori napoletani’. Sin dal XVIII secolo, infatti, tra botteghe e tavole imbandite, simbolo di festa e condivisione, in bella mostra vi sono formaggi e latticini della nostra terra, tante varietà di pane, le freselle, i casatielli, i fiaschi di vino d’Ischia e Grieco, i tortani, gli oli, gli agnelli, i quarti di maiale e di bue, le anatre, il castrato, i conigli, le frattaglie, il pesce, le zeppoline, gli arancini e i crocchè, gli struffoli e la pastiera, i cavolfiori, l’uva bianca, l’uva nera, la frutta secca. Le primizie e le tipicità mediterranee dominano la scena, contorni, verdure, legumi, paste al sugo, dalla tavola approdano nel presepe. Tra le statuine in terracotta spiccano i fruttivendoli con le loro ceste di vimini ricolme di frutta e ortaggi di stagione, i fornai muniti di tutti i prodotti del grano, come freselle, taralli, panini bianchi, pagnotte di farina integrale, pizze. In aumento anche i prodotti caseari: mozzarelle, caciotte, ricotte, caciocavalli, caprini, pecorini. Frutta e verdura, meloni invernali, mele, cachi, arance, melograni, noci e castagne, sono i nuovi trend della macchina devozionale campana. Tra i prodotti della terra, «o’ piennolo e pummaruola» (grappoli di pomodorini per il consumo invernale) tipicità alimentare simbolo della dieta mediterranea nell’immaginario collettivo, e il cavolo, fondamento della tradizionale insalata di rinforzo. Al pane, nutrimento principe dell’antica triade mediterranea (grano, olio, vino), si è affiancata la pizza che, officiando il connubio del grano con il pomodoro, è ritenuta da artigiani e clienti come uno dei cibi emblema della dieta mediterranea. Assoluta novità è la fresella, bagnata nell’acqua e condita con olio, sale, olive, pomodorini, personificazione delle qualità della suddetta dieta.
Il Presepe esemplifica i tre mantra della dieta mediterranea, ovvero la stagionalità dei prodotti, la cura della terra e il rispetto per i tempi della natura.

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