IL PRESEPE NAPOLETANO

A Napoli il Presepe non tarda ad arrivare, e, difatti, si avrebbe testimonianza di una preesistenza al presepe francescano già dal 1025, dimostrazione ne sarebbe un documento in cui si cita la Chiesa di Santa Maria del Presepe. Nel 1324 ad Amalfi si menziona una cappella del presepe di casa d’Alagni e nel 1340, la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, donò alle Clarisse un presepe per la loro nuova chiesa, di cui oggi è rimasta la statua della Madonna nel Museo di San Martino. Ma la popolarità del Presepe pare farsi largo nel XV secolo: forse dalla Toscana la tradizione si propagò nel Reame di Napoli, ricco di testimonianze scritte o monumentali sin dall’ultimo quarto del secolo. Di rilievo il presepio dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno conservato almeno parzialmente a Napoli, in San Giovanni a Carbonara (1484), con figure di legno che rappresentano anche profeti e sibille. Nel corso dell’età moderna grandi nomi della scultura presepiale tracciano le linee guide di questa intramontabile arte, sempre in continuo divenire: dalle grandi figure lignee, policrome, essenziali e prive di accessori si passa nel XVI secolo alla comparsa scenografica di qualche timido accenno al paesaggio, di cani, pecore, capre, bufale e giovenche; nella seconda metà del XVII appaiono pastori in cartapesta dotati di arti snodabili e rivestiti di panneggi, il cui corpo era realizzato in stoppa e l’anima in fil di ferro per conferire la giusta articolazione, e mentre gli arti rimanevano in legno, le teste erano realizzate in terracotta dipinta; il Barocco segna il passaggio dalla disposizione fissa a quella mobile, alla temporalità e temporaneità dell’evento. È sul finire del XVII secolo che il presepio napoletano ebbe ad acquisire la sua tipica teatralità, coniugando sacro e profano per ritrarre, in ogni arte, la quotidianità che vivacizzava piazzette, vie e vicoli. Il presepe napoletano mostrava un’apertura sulla Napoli settecentesca, con i costumi, le attività, i volti di quell’epoca. Il Rococò designerà alcuni tratti tanto fondamentali quanto duraturi, si pensi alla laicizzazione del Presepe, all’accentuarsi dell’incontro tra sacro e profano, la fioritura di un artigianato specializzato, il sorgere del “Presepe cortese”, che dalle chiese approda nelle case private prima dei nobili poi dei borghesi. Il secolo per antonomasia del presepe sarà però il XVIII, sotto l’egida del re di Carlo di Borbone. La realizzazione del presepe diverrà l’hobby del momento, a cui nemmeno i reali sapranno rinunciarvi, tanto che il re in certe ore sfaccendate del giorno, con le sue regie mani, si industriava ad impastar mattoncini e cuocerli e disporre soveri a formar la capanna … situarvi pastori.

IMG il presepe napoletano